Il MIO IMPEGNO PER UNA CITTA’
CHE VUOLE CONDIVIDERE LA CRESCITA
Queste le mie idee. Lascia pure tu un suggerimento su quali dovrebbero essere secondo te le priorità della politica comunale: se tu fossi amministratore cosa faresti per prima cosa?
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Una scheggia di vitalità, la definisce il Censis. Roma in questi ultimi anni è cresciuta, e i numeri parlano chiaro. C’è stato un progetto, un modello, un’idea di città che si è sviluppata e affermata.
Questo modello non deve fermarsi. Anzi. Deve consolidarsi e migliorare. Soprattutto deve toccare anche chi, i più deboli, le periferie, gli anziani, rimangono ancora sostanzialmente estranei a questo sviluppo. Per farlo, correggendo anche taluni errori, si debbono mettere al centro alcune priorità di metodo: l’attenzione; l’ascolto; la condivisione.
L’attenzione
Dobbiamo far crescere un’amministrazione che guardi alle esigenze, ai bisogni primari, di tutti i cittadini e in particolare di quelli che vivono più intense situazioni di disagio.
Giovani e lavoro
Le difficoltà che i giovani incontrano nel trovare lavoro non sono una questione di pertinenza del Comune. Ma appartiene al Comune il compito di ridurre il più possibile il disagio prodotto da queste difficoltà. Un modo è quello di sollecitare e rendere possibile un miglior funzionamento dei Centri per l’impiego. Far sì che ci sia più orientamento, più facilità di trovare informazione, e più qualità dell’informazione stessa.
Ci si deve occupare del lavoro per le persone in situazioni particolari di difficoltà. Negli ultimi 15 anni sono nate numerose cooperative sociali che hanno lo scopo di inserire o reinserire al lavoro persone con problemi (alcol, carcere…), e che svolgono lavori vari: di pulizia, di custodia, di piccola manutenzione, ma anche di cura degli spazi verdi, di trasporto di materiali etc. Il Comune deve servirsi in modo più ampio e costante del lavoro di queste cooperative, allo scopo di reintegrare maggiormente le tante persone che rischiano l’emarginazione; e anche allo scopo di risolvere alcune difficoltà burocratiche e procedurali che sorgono quando è il Comune stesso che dovrebbe fare piccoli interventi di manutenzione.
Famiglie
a) Asili. Adeguare sempre di più l’offerta di asili alla domanda che è ancora in larga parte inevasa. E’ poi necessaria una modifica dei criteri di ammissione (il regolamento), per sostenere maggiormente le famiglie in cui solo un genitore lavora.
b) Centri per le famiglie. Servono luoghi nei quali i genitori possano incontrarsi, trovare sostegni professionali, condividere il tempo libero con i figli, partecipare ad incontri tematici, fare attività culturali o discutere dei problemi del quartiere, far nascere associazioni di famiglie per attivare forme di mutuo-aiuto.
c) Anziani. In molti vivono soli (soprattutto le donne). Parecchi sono nelle case di figli ormai adulti e con propria famiglia. Il Comune ha dato vita da alcuni anni a centri per anziani “fragili” aperti per alcune ore del giorno (quasi degli asili…), in cui gli anziani vanno da soli o accompagnati. E’, però, ancora praticamente inesistente la sperimentazione di piccole comunità o case-famiglia, per non più di 5-6 anziani, in normali appartamenti riadattati, in cui sia presente una badante e vi sia la supervisione di un operatore sociale che li inserisca nel contesto ambientale e organizzi il rapporto con i medici, l’Asl e le altre strutture di quartiere.
d) Il disagio familiare. Ci sono degli ambiti che creano situazioni di emergenza in fasce molto vaste della popolazione. Sono quelli legati, da un lato, al denaro (dal bene acquistato a rate agli investimenti mobiliari, dall’uso delle carte di credito ai mutui, dal mancato controllo del bilancio familiare alla patologia del sovraindebitamento) e, dall’altro, ai rapporti interpersonali (da quelli familiari a quelli condominiali a quelli lavorativi, dalle patologie dei rapporti di coppia fino al mobbing sul luogo di lavoro passando per le liti condominiali). Bisogna creare su larga scala un sistema integrato di risposte a questi problemi (non solo in termini di soluzioni concrete, ma anche di consigli e d’orientamento); serve un’azione culturale forte che miri a dare fiducia ai cittadini, a renderli partecipi ed attivi ed a ridurre i conflitti o, quantomeno, a saperli gestire.
Il costo della vita
Per tutti, singoli o in famiglia, il problema dei costi di beni e servizi è diventato allarmante. Bisogna attuare una politica concertata con le aziende che miri a contenere le tariffe, soprattutto per le fasce di utenti con maggior criticità (ad es. anziani e famiglie numerose).
Nella rincorsa dei prezzi un ruolo determinante, inoltre, è giocato da un’informazione corretta: si dovrebbe avere in ogni municipio uno sportello del cittadino consumatore-contribuente fiscale, per far circolare con velocità e in maniera capillare quelle conoscenze che servono ad impedire le ricadute negative di un mercato selvaggio.
L’ascolto
Chi governa la città deve essere sempre più capace di ascoltare il cittadino, stimolando la partecipazione attiva e coinvolgendolo nel disegno generale di città che si vuole perseguire. Una partecipazione vissuta come dialogo aperto e continuo tra amministratori e cittadini, attivando appositamente luoghi e strumenti adatti.
Una politica in favore dell’ascolto e del dialogo può essere portata avanti sia come impegno personale dei singoli consiglieri eletti (e con strumenti semplici: sito, mail list, news periodica, ufficio comunale aperto, etc.) – cosa che io m’impegno a fare -, sia sollecitando l’amministrazione a dotarsi, nel suo insieme, di strumenti d’ascolto e di dialogo, e quindi anche di partecipazione.
Tali strumenti in parte sono già previsti dallo Statuto comunale, ma sono di difficile utilizzazione se non c’è prima una base d’ascolto/dialogo diffusa e costante, in cui il cittadino si abitua ad informarsi e partecipare e gli amministratori si abituano a confrontarsi e a verificare.
Partecipazione significa quindi costante coinvolgimento dei cittadini in percorsi di rafforzamento della coesione sociale e di ripristino di condizioni di decoro dei quartieri e degli spazi pubblici.
Significa promuovere incontri per discutere i problemi d’integrazione sociale connessi con l’accrescersi della presenza di immigrati di prima generazione. Significa affrontare insieme i problemi di decoro e legalità connessi con la presenza di insediamenti di nomadi. Significa intraprendere azioni volontarie collettive di pulizia di determinati spazi.
Bisogna definire meglio le competenze dei vari uffici e dei centri di ascolto pubblici e privati, formalizzarle e farle conoscere ai cittadini. Ci sono molti casi nei quali si creano meccanismi di “scaricabarile” (esempio: il “difensore civico” rinvia alla “porta del diritto”, la “porta del diritto” rinvia alle associazioni dei consumatori e queste pur non rinviando ad altri non sono sempre attrezzate per risolvere tutte le questioni).
La condivisione
Mettere insieme, creare reti, stringere relazioni, non diminuisce il bagaglio personale di ciascuno. Anzi, lo aumenta. Significa mettere in comune risorse, spazi, tempo, idee, esperienze e informazioni. Dobbiamo sostenere un’amministrazione che sostenga le reti di cittadini e sappia farne tesoro.
Bisogna creare una rete di centri di ascolto-assistenza-consulenza sul territorio per garantire un ascolto costante dei bisogni e dei problemi. La prospettiva è quella di superare la frammentazione degli interventi, seppure apprezzabili, svolti da enti e associazioni private, per radicare sul territorio del comune una rete di centri deputati a fare cose molto precise ed in campi molto precisi e tutti in relazione ed in dialogo tra loro. Possibilmente creando strutture stabili di coordinamento che non siano solo i servizi sociali per le fasce marginali della popolazione. Molti gli interventi già in atto ma manca la conoscibilità diffusa delle iniziative in corso e dei centri disponibili con le rispettive competenze. Questa trasparenza delle azioni di sostegno è indispensabile per garantire efficienza e perchè ciascuno possa indirizzarsi in modo mirato laddove sa di trovare delle risposte (non deve capitare che prima di riuscire a trovare il riferimento giusto, il cittadino debba girare molti uffici e molti “sportelli” pubblici o privati).
Una delle vie oggi più praticabili per alimentare coesione sociale e senso d’appartenenza ad una comune famiglia sociale (la città) è quella di avere cura degli spazi, dell’aria, del verde, dei beni pubblici. La raccolta differenziata dei rifiuti, il risparmio energetico, la pulizia delle strade, il decoro urbano, la cura del verde, sono tutti comportamenti da sollecitare e accompagnare, in modo concreto e costante, anche attraverso una forte campagna di sensibilizzazione dei cittadini e di messa in opera di comportamenti ecosostenibili.
Occorre inoltre dare sostegno ai cittadini che producono servizi collettivi e che tutelano beni pubblici. L’amministrazione dovrà dare ascolto non solo a quei comitati che protestano per gli scavi della metropolitana, per il rumore notturno ecc. (proteste sacrosante, che in genere richiedono la capacità di mediazione tra bisogni contrastanti, ma ugualmente legittimi), bensì anche a chi lavora in positivo per accrescere il patrimonio sociale della città. Quali sostegni? Comune e Municipi per esempio dovrebbero dare spazi gratuiti per la sede, spazio nei siti istituzionali per lo scambio d’esperienze, promozione nelle scuole vicine, agevolazioni burocratiche, ecc. Ci vuole un vero “Piano delle sedi pubbliche” per assicurare spazi alle associazioni piccole, meno note e accreditate, che spesso lavorano davvero gratuitamente e non hanno “casa”.
Condividere vuol dire costruire ponti, non nascondendosi i conflitti certo, ma provando a convertirli in soluzioni intelligenti e accordi proficui. A cominciare dai conflitti internazionali, per i quali nessuno di noi può ragionevolmente sentirsi estraneo in un mondo sempre più globalizzato. Proprio a partire dal basso, Roma continui ad investire, nei modi propri di una comunità cittadina, nella cooperazione allo sviluppo e in politiche efficaci d’integrazione e inclusione sociale degli immigrati.
Penso ad un welfare di cittadinanza per Roma. Coniugare servizi e partecipazione, incentivare i cittadini ad essere protagonisti e non solo fruitori di servizi pubblici.
Condividere gli obiettivi del welfare cittadino, per moltiplicare le occasioni di partecipazione.
Scegliere la sussidiarietà come metodo vuol dire, ancor più in una metropoli come Roma, far sì che il cittadino possa intervenire nei meccanismi che arrivano a produrre le scelte sull’utilizzo delle risorse pubbliche. E quindi determinarne gli orientamenti.
Senza attenzione reale per le esigenze di chi vive la città quotidianamente non può esserci vero ascolto né condivisione degli obiettivi che il Comune deve porsi scelta relative alle politiche sociali.
Per questo condivido e faccio mie le parole scritte nel programma del candidato sindaco Francesco Rutelli:
“Nella convinzione che il dialogo e la collaborazione tra le diverse componenti economiche e sociali siano determinanti per lo sviluppo e una migliore qualità della vita, il modello basato sulla concertazione sarà rafforzato, coinvolgendo nell’ambito del Progetto per Roma anche rappresentanti di giovani, consumatori e utenti”.
Queste le mie idee. Lascia pure tu un suggerimento su quali dovrebbero essere secondo te le priorità della politica comunale: se tu fossi amministratore cosa faresti per prima cosa?
Ogni contributo è prezioso: scrivere un’idea è una forma di partecipazione.

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