La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui si arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso (Le città invisibili, Italo Calvino).
Il primo tipo di città descritto da Calvino, per me, si chiama Roma: che mi ha “preso” quando ero universitario e dalla quale non sono “uscito”. Nelle sue mura sono rimasto, delle sue vie, case e monumenti mi sento un po’ responsabile, alle sue persone sono affezionato.
E a Roma vorrei restituire almeno un po’ di quanto mi ha dato. Le prossime elezioni comunali sono per me l’occasione per dimostrare il mio senso di appartenenza a questa comunità.
Tutti – sia chi è arrivato da fuori, sia “i romani de Roma” - possono schierarsi, attivarsi politicamente, dare un contributo di idee, criticare, proporre, scegliere con spirito critico il nome da votare. Per non farsi contagiare da certo qualunquismo di certa antipolitica. In una parola, partecipare con particolare intensità nei prossimi giorni alla vita di questa città.
Vedo così il tempo fino al 14 aprile: un periodo in cui abbiamo, più che in altri momenti, la possibilità di vivere Roma non come turisti, uno scatto e via verso un altro posto. Se abbiamo scelto di restarci, invece, ci sarà un perché.
E nei prossimi giorni possiamo renderlo visibile. Con le nostre motivazioni, le nostre idee, il nostro attaccamento alla capitale, con la rete di persone attive che costituiremo.
Con il sapore della buona politica in cui ancora osiamo credere.

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1 Comment Received
Marzo 28th, 2008 @15:46
… la politica con la P maiuscola, perchè, come dice qualcuno, all’anti politica si risponda con più buona Politica!
Forza Vittorio!
duccio
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